Storia dell’olio: da Creta all’Impero Romano

giugno 1, 2017

Nel corso della storia nessun albero è stato cantato e celebrato come l’olivo: il Corano, la Bibbia, i miti e i testi più famosi dell’antichità

Sono ricchi di parole dedicate a questa pianta e al suo prezioso nettare: l’olio. Cercare le origini della coltivazione degli olivi e della parola stessa “olio” significa perdersi indietro nel tempo fino a risalire ai popoli che abitavano sulle rive del nostro mare molti millenni fa.

L’olio d’oliva a Creta, Cartagine, Grecia e Roma

A settemila anni fa risale, secondo gli storici, l’arrivo dell’olivo sulle sponde del mediterraneo: tra il V ed il II millennio prima di Cristo i mercanti Cretesi facevano partire dalla loro isola navi cariche di anfore d’olio destinate soprattutto ai porti dell’Egitto. Dopo di loro, a dominare il commercio dell’olio, vennero altri popoli: i Fenici, i Cartaginesi e, soprattutto i Greci.
A portare in italia i primi olivi furono proprio i mercanti greci, che iniziarono a coltivare queste piante nelle loro colonie intorno all XIII secolo a.C.

Una coltivazione fortunata, destinata a espandersi rapidamente verso il centro della penisola: sappiamo già che nel VII secolo gli etruschi praticavano l’olivicoltura intensiva. L’olio era per loro un alimento ma anche un cosmetico, e le olive un cibo abituale: in tombe e relitti del Vi secolo a.C. sono stati trovati contenitori pieni di noccioli. Stessa varietà di usi e importanza l’Olio aveva presso i Romani: i soli autorizzati a venderlo e acquistarlo erano i negotiatores olearii, una corporazione che per le contrattazioni si riuniva in una vera e propria borsa, detta Arca olearia.

Esistevano inoltre numerosi trattati ricchi di consigli per gli olivicoltori, e una classifica degli oli: dal pregiato Ex albis ulivis, spremuto da olive verdi, al cibarium, fatto di olive guaste e destinato agli schiavi. A ribadire l’importanza di questo alimento, una legge dell’età imperiale premiava i cittadini che piantavano. A ribadire l’importanza di questo alimento, una legge dell’età imperiale premiava i cittadini che piantavano un oliveto di almeno un iugero, equivalente a 2.500 metri quadrati, con l’esenzione del servizio di leva. Per i Romani l’olivo aveva anche un enorme valore simbolico: quando gli imperatori e i generali sfilavano in trionfo portavano in capo ramoscelli d’ olivo, simbolo della pace.

L’olivo e l’olio, che avevano un ruolo centrale all’interno della vita quotidiana dei Romani, sembrano seguirne la sorte anche nella decadenza a partire dal IV secolo, infatti , gli oliveti vengono progressivamente abbandonati, anche sotto la spinta delle invasioni barbariche.

La prima parte della nostra storia sull’olio finisce proprio qui: perchè da ora in poi la coltivazione degli olivi e l’utilizzo dell’olio sarà dimenticato per secoli. Infatti i barbari, nomadi per tradizione, non praticavano l’ agricoltura e non conoscevano l’olio: per arricchire i loro cibi usavano grassi animali.

Se voi dovrete aspettare solo una settimana per leggere il seguito della storia sull’olio, all’epoca si dovette aspettare quasi mille anni: nel rinascimento.

Al prossimo appuntamento.